Recupero crediti

Lo Studio Legale Associato Saina e Valentini offre attività di recupero crediti a tutela degli interessi di piccole e medie imprese, liberi professionisti, artigiani e privati.

L'intervento di un avvocato può essere necessario sia per tutelare il creditore da chiunque ometta di onorare gli impegni di pagamento assunti (es. per fornitura di beni e servizi, cambiali e assegni, riconoscimento di debito etc.) o gli obblighi derivanti dalla legge (es. pagamento di spese condominiali), e qui la rapidità di un'azione può rivelarsi determinante per il recupero delle somme dovute. L’attività del legale può tuttavia rivelarsi utile anche nell'ipotesi in cui il debitore abbia necessità di dilazionare i propri debiti per mancanza di liquidità momentanea.

L'attività di recupero crediti svolta dallo Studio Legale Associato Saina e Valentini consiste in una preliminare analisi della tipologia del credito vantato e della solvibilità del debitore, che si attua anche attraverso la consultazione delle principali banche dati cui lo Studio può accedere (Camera di Commercio, Catasto, Conservatorie e PRA). Alla fase preliminare segue solitamente l’invio una formale intimazione di pagamento al debitore.
In caso di mancata corresponsione da parte del debitore della somma dovuta, e qualora ve ne siano i presupposti (tra cui, principalmente, la solvibilità del debitore), si decide la strategia da adottare, procedendo con l'azione legale più opportuna: ricorso per decreto ingiuntivo (nel caso, ad esempio, di fatture insolute), precetto di pagamento (se il credito è incorporato in un titolo di credito – cambiale, assegno bancario o altro documento cui la legge attribuisca la medesima efficacia), causa ordinaria (se non si dispone di documentazione scritta che prova il credito), cui seguono, eventualmente, le più opportune fasi esecutive (pignoramento mobiliare e/o immobiliare, pignoramento di conti correnti, del quinto dello stipendio o della pensione).

Successioni

Lo Studio Legale Associato Saina e Valentini presta attività di consulenza ed assistenza in materia di successioni.

Vi sono due forme di successione:
  • successione legittima, che si ha quando non vi è testamento. Il termine “legittima” non significa che ne esista una illegittima o che ad essa siano chiamati solo i parenti legittimi (tanto che vi sono compresi anche i figli naturali, cioè nati fuori del matrimonio), ma sta ad indicare che, in assenza di testamento, è la legge che stabilisce chi sono i successori e quali diritti abbiano;
  • successione testamentaria, che si ha quando vi siano disposizioni di ultima volontà (testamento). Occorre precisare che in tale ipotesi alcuni congiunti (riservatari) hanno diritti di successione stabiliti comunque dalla legge, anche contro la volontà del testatore, che dunque può in questi casi non essere rispettata. Non si tratta di una terza forma di successione, ma di una particolare forma di successione testamentaria, che si suole indicare come successione necessaria.

Sulla successione necessaria

Si tratta di una limitazione alla volontà del testatore, giustificata dal fatto che i congiunti più prossimi – che non siano incorsi nella indegnità di succedere – hanno un vero e proprio diritto a non essere esclusi dall’eredità. Per esempio, non si può diseredare un figlio; si potrà lasciargli meno che agli altri, ma entro un certo limite, qualunque sia la volontà espressa nel testamento. A questo proposito, occorre però precisare che anche i riservatari, come gli altri eredi, possono rinunciare a far valere il loro diritto, rispettando così spontaneamente la volontà del testatore. Inoltre, occorre ricordare che qualora l’erede riservatario rinunci all’eredità, perderà anche il diritto alla quota di riserva.

La parte della massa ereditaria che resta dopo l’assegnazione della riserva viene definita “disponibile”, in quanto il testatore ne può disporre liberamente a favore di chi vuole.
Quanto alle categorie dei riservatari, esse sono:
  1. il coniuge superstite;
  2. i figli legittimi, cui vengono equiparati i legittimati, gli adottivi e i figli naturali (riconosciuti o dichiarati giudizialmente); qualora questi siano premorti, indegni o assenti, succedono i loro discendenti a norma del diritto di rappresentazione;
  3. i genitori o, se assenti; gli ascendenti legittimi (non naturali né adottivi).
La terza categoria è esclusa dalla seconda, nel senso che qualora vi sia anche un solo figlio del defunto, i genitori di quest’ultimo non hanno alcun diritto a riserva.
In tutte le altre ipotesi, i riservatari concorrono tra loro (con quote diverse, a seconda di categoria e numero).
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